SoundCloud ha annunciato il 26 agosto 2026 che gli artisti possono vendere download dal proprio profilo senza che la piattaforma trattenga commissioni. Per ora possono farlo solo circa 200 creator degli Stati Uniti scelti dall'azienda.
Cosa è successo
Secondo il suo comunicato, il fan compra e scarica dal profilo dell'artista senza uscire dalla piattaforma, al prezzo e nel formato («come MP3 o WAV») stabiliti dall'artista.
La commissione di SoundCloud è zero; il ricavo dell'artista, non del tutto. Il testo aggiunge «al netto delle commissioni e delle imposte applicabili» ed «escluse commissioni e imposte standard», senza dire a quanto ammontano né chi le riscuote.
La portata è altrettanto letterale: circa 200 creator con Artist Pro, residenti negli Stati Uniti e con Fan Support attivato, scelti da SoundCloud. Il comunicato non menziona alcun modo per richiedere l'accesso e, sull'ampliamento, dice solo «più avanti questo autunno» e che arriverà a tutti i creator idonei. Non cita alcun paese.
L'azienda lo giustifica con dati propri: 250.000 artisti collegano 2,4 milioni di tracce a negozi esterni alla piattaforma e più di 500.000 utenti all'anno finiscono per essere dirottati verso di essi.
Music Business Worldwide fornisce il riferimento di mercato: Bandcamp trattiene il 15% delle vendite digitali (il 10% se l'artista supera i 5.000 dollari) e il processore di pagamento va a parte.
Perché conta
Il titolo che circola descrive un prodotto aperto. Quello che c'è è un progetto pilota chiuso: un paese, 200 account scelti dall'azienda e nessuna data né mercato di apertura oltre a «questo autunno». Per un artista spagnolo non cambia nulla.
Il comunicato promette all'artista di tenersi «il 100% di ogni vendita» e, nella stessa riga e tra parentesi, esclude «commissioni e imposte standard» senza dire a quanto ammontano. Quella parentesi è il numero che decide se vendere direttamente conviene. La direzione, quella sì, si riconosce: vendere dal profilo, come con i biglietti su Instagram e TikTok, e arriva mentre le piattaforme riordinano cosa mostrano, come con il distintivo «AI Persona» di Spotify.